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Redazione dello Staff DRONET: Dott. Giovanni Serpelloni, Marco Mozzoni, Diana Candio.

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Giovane età aumenta rischio dipendenza da nicotina


18-07-2008
Iniziare a fumare in età precoce espone gli individui ad un maggiore rischio di dipendenza da nicotina a lungo termine. L’associazione tra varianti geniche dei recettori nicotinici per l’acetilcolina (nAChR) e la dipendenza da nicotina, accertata tra i fumatori adulti, sarebbe ancora più forte in coloro che hanno iniziato a fumare durante l’adolescenza.
Lo studio, pubblicato su Plos Genetics di luglio, e coordinato da Weiss dell’Università dello Utah di Salt Lake City e dai ricercatori dell’Università del Winsconsin di Madison, ha coinvolto tre diversi gruppi di fumatori cronici adottando un approccio “gene-candidato” per l’analisi delle subunità proteiche nAChR.
Nel complesso sono stati esaminati 2.827 fumatori cronici, riscontrando tra coloro che avevano iniziato a fumare prima dei 16 anni, una comune sensibilità e aplotipi di protezione al CHRNA5-A3-B4 associati alla gravità della dipendenza da nicotina. Tra i fumatori precoci è stato, inoltre, individuato un cambiamento sostanziale della sensibilità rispetto ai diplotipi di protezione, cambiamento genetico che, invece, non è stato osservato nei soggetti che avevano iniziato a fumare dopo i 16 anni.
I ricercatori sostengono che questi risultati dimostrano un forte legame tra esposizione precoce alla nicotina, aplotipi CHRNA5-A3-B4 e gravità della dipendenza. L’identificazione di questa suscettibilità in età precoce, rafforza l'importanza degli interventi di prevenzione dal tabacco rivolti all’intera popolazione.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Plos Genetics
 

Eurobarometro: 94% giovani contrari al libero uso di droghe


17-07-2008
Un nuovo rapporto stilato da Eurobarometro per conto della Commissione Europea, descrive il fenomeno dei “Giovani e le droghe” coinvolgendo ben 27 paesi. L’indagine sul campo è stata effettuata a maggio di quest’anno ed ha coinvolto più di 12.000 giovani di età compresa tra i 15-24 anni, intervistati telefonicamente utilizzando uno specifico software di supporto (tecnica WebCATI). Lo studio presenta una panoramica generale dei risultati emersi e descrive il profilo nazionale emergente per ciascuno stato.
Dal sondaggio emerge che circa il 61% dei giovani intervistati ha dichiarato di utilizzare internet per ricercare informazioni sulle droghe, il 35% si rivolge agli amici e il 27% a familiari. Tuttavia la maggior parte delle conoscenze relative alle droghe provengono dai programmi di prevenzione nelle scuole (39%) o dalle campagne informative (46%). I giovani europei risultano consapevoli dei rischi associati all’uso di eroina, cocaina ed ecstasy, con picchi che oscillano tra l’80% e il 94%. Differente, invece, l’atteggiamento nei confronti della cannabis: solo il 40% percepisce un effettivo rischio per la salute derivante dall’uso di questa sostanza. In merito all’efficacia delle politiche antidroga, i giovani (63%) si dichiarano favorevoli a provvedimenti punitivi di trafficanti e spacciatori.
La legalizzazione dell’uso di sostanze non è ritenuta efficace per contrastare il fenomeno: ben il 94-97% infatti si dichiara contrario al libero uso di eroina, cocaina ed ecstasy. La percezione della disponibilità delle sostanze varia a seconda del paese in esame, tuttavia in generale solo il 34% dei giovani intervistati ritiene difficile procurarsi cannabis.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: Commissione Europea
 

Scheda comunità terapeutiche: incontro 18 luglio 2008, Sottosegretario Giovanardi


16-07-2008
Il Sottosegretario Carlo Giovanardi incontra, il 18 luglio 2008, le Comunità terapeutiche al fine di raccogliere direttamente dagli operatori indicazioni in ordine alle principali aree problematiche su cui si richiede un intervento del Governo e, contestualmente, le proposte di soluzione e i suggerimenti utili a definire politiche antidroga veramente efficaci nel nostro Paese.
La scheda riportata (vedi allegato) può essere utilizzata per esporre il proprio punto di vista in merito e reinviata al Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Staff Dronet

CATEGORIA: Nazionali TIPO: Congresso/convegno FONTE: Presidenza del Consiglio dei Ministri
 

Nuovo rapporto SWPHO: 25% forti bevitori


11-07-2008
Quasi 750.000 persone, circa il 25% della popolazione di età compresa tra i 16 e i 64 anni e residente nel South West, rientra nella categoria “forti bevitori”; gli alcolisti sono più di 100.000 (pari al 4% della popolazione).
Il rapporto diffuso dal South West Public Health Observatory (SWPHO), ha esaminato i dati nazionali per valutare l’impatto dell’alcol sulla salute e sul benessere dei propri cittadini, lanciando un nuovo allarme sulla forte diffusione dell’uso di questa sostanza, soprattutto tra i giovani. Sono stati utilizzati quali indicatori le percentuali di ricoveri e di decessi correlati all’alcol, le prevalenze d’uso e le modalità di assunzione in diversi contesti sociali, il fenomeno della guida in stato di ebbrezza e l’impatto dell’alcol sulle violenze domestiche.
I dati indicano che, tra il 2001 e il 2005, si è osservato un aumento delle ospedalizzazioni direttamente collegate all’uso di alcol pari al 50%. Il numero di giovani ricoverati a causa di intossicazioni acute, nel periodo compreso tra il 1998 e il 2004, è cresciuto del 140% tra i 18-24enni. Ogni anno più di 500 minorenni, maschi e femmine, accedono al pronto soccorso registrando un trend in crescita del 60%. Nel 2004, circa un terzo dei ricoverati per intossicazione acuta da alcol era rappresentato da minori di 16 anni. Più di 6.500 persone sono state condannate per guida in stato di ebbrezza, fenomeno responsabile ogni anno di 50 decessi per incidente stradale e oltre 168 feriti con danni permanenti. L’alcol, inoltre, rappresenta la causa principale di incidenti e violenze domestiche; su 50.000 episodi, nel 40% dei casi i perpetratori erano sotto l’effetto di questa sostanza.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: South West Public Health Observatory
 

Craving indotto dalla nicotina: identificate aree del cervello


09-07-2008
Durante i tentativi per smettere di fumare, i fumatori spesso sperimentano il craving causato dall’astinenza da nicotina o dal ricordo legato all’azione di fumare, che rendono probabili le ricadute. Generalmente, i sintomi dell’astinenza da nicotina si riducono dopo un mese dalla cessazione. Tuttavia, la maggior parte dei fumatori riferisce che stimoli quali l’odore di un fiammifero acceso, una persona che fuma o, addirittura, le sensazioni associate all’atto di fumare possono provocare una ricaduta a distanza di mesi e anni.
Teresa Franklin coordinatrice dello studio pubblicato su Neuropsychopharmacology, ha monitorato un gruppo di fumatori utilizzando tecniche di imaging nella perfusione a risonanza magnetica funzionale (fMRI) durante l’esposizione agli stimoli indotti dall’astinenza da nicotina, per analizzare le regioni cerebrali coinvolte in tali processi. La perfusione a fMRI ha permesso di misurare indirettamente, in termini quantitativi, l’attività cerebrale.
I ricercatori dell’Università della Pennsylvania – Philadelfia – USA, hanno scoperto che gli stimoli “del fumo” attiverebbero regioni del cervello che mediano comportamenti di gratifica (amigdala, striato ventrale, talamo, ippocampo, insula e corteccia orbitofrontale). Inoltre, la perfusione nella corteccia prefrontale e nella corteccia cingolata risulterebbe positivamente correlata alla variazione del craving individuale provocato da tali stimoli. Teresa Franklin conclude affermando che ulteriori indagini, volte ad approfondire le basi neurobiologiche del craving da nicotina stimolo-indotto, potrebbero contribuire efficacemente allo sviluppo di nuove terapie ed aumentare le percentuali di successo di tali interventi.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: NIDA
 

Uso di sostanze psicoattive: WHO delinea tendenze nel mondo


07-07-2008
Gli Stati Uniti detengono la più alta percentuale d’uso nella vita di tabacco e alcol e il numero maggiore di consumatori di cannabis e cocaina (almeno una volta nella vita). Ma i trend d’uso di sostanze psicoattive si assomigliano in tutti i paesi del mondo?
L’indagine condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e coordinata da Louisa Degenhardt dell’Università di New South Wales Sydney - Australia, ha esaminato le modalità d’uso di alcol, tabacco, cannabis e cocaina in 17 stati rappresentativi di 6 diverse aree geografiche (Americhe, Europa, Asia, Medio Oriente, Africa e Oceania). Nello specifico, sono state analizzate l’età media di primo inizio e le prevalenze d’uso nella vita di queste sostanze. Sono state effettuate indagini nazionali che hanno portato ad un campione di oltre 85.000 persone, intervistate utilizzando il Composite International Diagnostic Interview (CIDI).
I risultati dell’indagine rivelano come, indipendentemente dall’area geografica o dalla sostanza considerata, l’uso di droghe rappresenta un fenomeno in continua diffusione. In generale, i maschi hanno maggiori probabilità rispetto alle femmine di usare droghe, anche se si è osservata una riduzione di questo divario tra i giovani intervistati, quindi in funzione dell’età. Infatti, i ricercatori hanno riscontrato che i giovani risultano più esposti all’uso di sostanze rispetto agli adulti. L’uso di sostanze, inoltre, è correlato al reddito e alla disponibilità economica.
L’utilizzo di alcol è ampiamente diffuso nelle Americhe, in Europa, Giappone e Nuova Zelanda e, in proporzioni minori in Medio Oriente, Africa e Cina. In Europa fanno uso di questa sostanza già a partire da 15 anni. A Stati Uniti e Nuova Zelanda corrisponde il maggior uso di cannabis (42%). Anche l’uso di tabacco è molto diffuso raggiungendo percentuali del 74% in USA, del 67% in Libano, superiori al 60% in Messico e Ucraina.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Organizzazione Mondiale della Sanità
 

Maschi e femmine diversi nell’uso di droghe?


04-07-2008
Il Canadian Executive Council on Addictions (CECA) ha promosso un’interessante indagine a livello nazionale volta ad indagare gli aspetti comuni e quelli divergenti dell’uso di alcol e droghe sulla base del genere, cioè tra maschi e femmine.
Tradizionalmente, infatti, le indagini epidemiologiche hanno analizzato il fenomeno dell’uso di sostanze psicoattive tra gli uomini, estendendone i principali risultati anche ai consumatori di genere femminile. Tuttavia, negli ultimi anni, è stata prestata maggiore attenzione alla necessità di esaminare alcuni problemi di carattere sanitario, tra i quali anche l’uso di droghe, distinguendo i soggetti esaminati secondo il genere. Infatti, sono emerse numerose evidenze in merito alle differenze di genere nelle esperienze d’uso e nella dipendenza da sostanze, oltre ad aver raggiunto ulteriori conoscenze in merito all’uso di alcol, tabacco e altre sostanze psicoattive su base generazionale e di genere.
Grazie alla disponibilità di un ampio database riferito alla popolazione canadese, l’analisi di genere ha permesso di esaminare le differenze tra i generi in merito ai tassi di guida in stato di ebbrezza o alla prescrizione di farmaci, informazioni utili per rendere più efficaci gli interventi di prevenzione e trattamento, oltre che la ricerca. L’analisi di genere permette, inoltre, di esaminare indicatori socioanagrafici quali l'età, il reddito ed altre differenze all’interno del singolo gruppo, al fine di realizzare campagne di prevenzione o trattamenti terapeutici adeguati e mirati.
Sono stati intervistati circa 14.000 canadesi, maggiori di 15 anni, in merito all’uso di alcol e droghe. L’indagine ha confrontato le esperienze raccolte e riferite ai due gruppi, cercando di individuare i fattori demografici (età, istruzione) predittori di comportamenti d’uso di alcol e droghe, ed evidenziando gli aspetti in comune e quelli divergenti tra uomini e donne. In alcuni casi è stata riscontrata una significatività statistica del 95% nella capacità predittiva di determinati indicatori, validi per le donne ma non per gli uomini. Ad esempio, sono emerse differenze legate all’area geografica in merito all’opinione sull’uso di cannabis nel gruppo femminile che, invece, non sono state riscontrate nel gruppo maschile.

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CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Canadian Executive Council on Addictions
 

Novelty seeking e dipendenza da metamfetamine: nuovo studio di neuroimmagine


03-07-2008
I polimorfismi dei recettori per la dopamina sono stati associati a specifici tratti temperamentalI, quali il “novelty seeking” (NS) e alle funzioni esecutive frontali del cervello. Inoltre, è stata ipotizzata una vulnerabilità dei trasportatori dei recettori per la dopamina di tipo 2 (DRD2)-TaqlA1 alla dipendenza da droghe.
Un’indagine svolta presso il McLean Hospital Brain Imaging Center and Department of Psychiatry, Harvard Medical School, USA che ha coinvolto 37 soggetti con dipendenza da metamfetamine confrontati con un gruppo di controllo. Doug Hyun Han, coordinatore dello studio, ha esaminato l’associazione tra i polimorfismi del recettore D2 per la dopamina, il tratto temperamentale “novelty seeking” e le funzioni esecutive frontali. Sono stati utilizzati diversi strumenti quali l’Addiction Severity Index (ASI), il Temperament and Character Inventory (TCI) e il Wisconsin Card Sorting Test (WCST).
I risultati dell’indagine hanno rivelato una maggiore prevalenza di polimorfismi dell’allele DRD2-Taq1 nei consumatori di metamfetamine rispetto ai controlli. I pazienti con dipendenza da metamfetamine mostravano tratti NS più marcati, punteggi e numero di errori alti in tutti gli studi clinici eseguiti, ossia livelli di attività delle funzioni esecutive frontali più bassi rispetto al gruppo di controllo. I ricercatori, quindi, hanno ipotizzato che le persone con dipendenza da metamfetamine potrebbero essere maggiormente vulnerabili geneticamente a questa sostanza.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Comprehensive psychiatry
 

Alcol e minori, SAMHSA (USA) lancia allarme


02-07-2008
Più del 40% degli 11 milioni di minori consumatori di alcol (fra i 12 e i 20 anni) riceverebbero alcolici gratuitamente dagli adulti; un minore su 16 (6,4%) avrebbe addirittura ottenuto bevande alcoliche dai propri genitori negli ultimi 30 giorni.
Questo il dato che emerge dal nuovo rapporto del Substance Abuse and Mental Health Services Administration (SAMHSA), l’amministrazione USA che si occupa di droghe e salute mentale. Il rapporto si basa su uno studio condotto a livello nazionale che, per la prima volta, ha intervistato giovani di età compresa tra i 12 e i 20 anni indagando in profondità i comportamenti e i contesti sociali correlati all’uso di alcol, un problema responsabile ogni anno della morte di oltre 5.000 giovani minori di 21 anni negli Stati Uniti.
Fra i dati più significativi del rapporto, emerge che ben il 53,9% degli intervistati ha fatto uso di alcol nella propria vita, passando dall’11% dei dodicenni all’85,5% dei ventenni. Una media di 3,5 milioni di giovani (9,4%) soddisferebbe i criteri diagnostici per un uso problematico di alcol. Uno su cinque (7,2 milioni di giovani) dichiara di essersi ubriacato almeno una volta nell’ultimo mese, assumendo 5 o più bevande alcoliche di seguito.
Il fatto di trovarsi in compagnia di coetanei che bevono incide sulla quantità di alcol assunta, infatti l’80,9% ha riferito di aver bevuto l’ultima volta con 2 o più giovani, con una media 4,9 drinks, rispetto ai 3,1 drinks di chi era in compagnia di una persona, e ai 2,9 drinks di chi era solo. Dove si beve? Si beve di più in casa di amici (53,4%), ma anche a casa propria (30,3%), al ristorante o al bar (9,3%).

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: SAMHSA
 

Le droghe nel mondo; Rapporto ONU 2008


01-07-2008
“Il rapporto sulla diffusione delle droghe nel mondo 2008 rivela l’affacciarsi di nuove sfide per il contenimento del fenomeno della droga. Si rendono necessari nuovi progressi nel campo della salute pubblica, della prevenzione del crimine e nella sicurezza a livello mondiale per ridurre le minacce poste da questo grave problema sociale. Più attenzione deve essere dedicata per ridurre la domanda di droga, promuovere la sicurezza e lo sviluppo nelle principali regioni produttrici di droga, assistere gli stati nella lotta al crimine e al narcotraffico, contrastandone la diffusione nei paesi in via di sviluppo” (vedi video).
Antonio Maria Costa, Direttore esecutivo dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), ha presentato in questi giorni il nuovo World Drug Report sulla droga, che stima in 208 milioni le persone tra i 15 e i 64 anni che fanno uso di sostanze stupefacenti (4,8% della popolazione mondiale): di questi, 26 milioni di persone (pari allo 0,6%) risulterebbero dipendenti dalle sostanze.
La droga più utilizzata nel mondo è la cannabis, con 166 milioni di utilizzatori (3,9% della popolazione), tanto che i suoi consumatori sono cresciuti costantemente dal 1997/98 al 2006/07. Seguono i consumatori di amfetamine e stimolanti sintetici (24,7 milioni, pari allo 0,6% della popolazione) e i consumatori di cocaina (16 milioni, 0,4%). Si stima inoltre che, sempre a livello mondiale, l’uso di sostanze illecite faccia 200.000 morti ogni anno.
Nel 2007 si registra un record nella produzione di oppio in Afghanistan, pari al doppio della produzione del 2005. Nello stesso anno è aumentata anche la produzione di cocaina in Colombia con un aumento del 27% rispetto all'anno precedente. Il traffico di cannabis risulta stabile, anche se il contenuto medio di principio attivo (THC) disponibile sul mercato americano è più che raddoppiato tra il 1999 e il 2006.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: United Nations Office on Drugs and Crime
 

Cannabis in Europa, una "antologia" a firma EMCDDA


30-06-2008
"Cannabis da fumare, da mangiare, da bere o, semplicemente, come argomento di cui parlare: sembra che nel mondo ci sia grande appetito per questa sostanza". Questo si legge in apertura della nota stampa dell'Osservatorio Europeo Droghe e Tossicodipendenze (EMCDDA) relativa alla pubblicazione in due volumi di una vera e propria "antologia" di oltre 700 pagine che fa il punto sullo stato dell'arte di normative, trattamenti e "dibattiti" sulla cannabis in Europa. Si calcola che un cittadino europeo adulto su cinque abbia provato la cannabis almeno una volta nella vita, mentre più di 13 milioni di europei ne hanno fatto uso nell’ultimo mese. E a livello mondiale ogni anno sono prodotte quasi 50 000 tonnellate di cannabis destinata al consumo, sotto forma di erba o di resina. Non sorprende, quindi, che questa sostanza si sia trasformata in un fenomeno culturale controverso.
La monografia si basa sul concetto che la cannabis non è una sostanza statica e sempre uguale a se stessa, bensì un prodotto dinamico soggetto a una graduale evoluzione in termini di potenza, prevalenza e coltivazione. La pubblicazione contiene interventi rapidi, ma incisivi, di esperti autorevoli incentrati su una serie di tematiche correlate alla cannabis, accompagnati da suggerimenti per ulteriori letture di approfondimento. Un breve editoriale fornisce un’introduzione sintetica a ciascun argomento trattato, richiamando a volte l’attenzione su aspetti delicati dal punto di vista politico e sulla necessità di esaminare il problema con “occhio critico”.
Questa antologia sulla cannabis è quindi un valido strumento sia per coloro che si avvicinano al fenomeno per la prima volta sia per i professionisti del settore, per i quali funge da utile compendio.
Due volumi per un pubblico eterogeneo La monografia è suddivisa in due volumi, ciascuno a sua volta articolato in tre parti. La scelta di dividere la pubblicazione in due volumi nasce da una serie di esigenze diverse. Pur essendo l’uno un’integrazione dell’altro, entrambi si rivolgono a un pubblico leggermente diverso.
Il Volume 1 è incentrato sulla trattazione degli aspetti politici, legislativi, economici e sociali connessi con il fenomeno della cannabis. Il pubblico a cui si rivolge, quindi, comprende responsabili politici, sociologi, storici, giornalisti e autorità giudiziarie e di polizia. Il secondo volume, invece, è stato pensato per gli operatori del settore, che si occupano di trattamento, prevenzione e assistenza sanitaria. Nel Volume 1 l’antologia ripercorre la storia della cannabis, gli eventi degli anni Sessanta e Settanta nel Regno Unito, i recenti sviluppi nei nuovi Stati membri dell’Unione europea, l'evoluzione osservata a livello politico nei confronti di questo fenomeno, il commercio di resina di cannabis dal Marocco all’Europa settentrionale, la nascita dei bar (coffee shop) nei Paesi Bassi. Se è vero che alcuni di questi articoli inquadrano soltanto alcuni tasselli del complesso mosaico della cannabis, altrettanto certo è che essi riescono comunque a far luce sulla molteplicità di approcci adottati nel tempo in Europa nei confronti del fenomeno.
Il Volume 2 contiene informazioni generiche sugli effetti del consumo di cannabis per la salute, da una prospettiva sia individuale che di sanità pubblica, nonché descrizioni degli attuali modelli del consumo di cannabis in Europa, tra la popolazione in generale e tra gli adolescenti, e descrizioni della domanda di trattamento dei disturbi legati al consumo di questa sostanza in Europa. Una serie di studi di casi illustrano la percezione che i consumatori di cannabis in Finlandia hanno verso tale abitudine, l’aumento della domanda di trattamento in Germania e gli effetti specifici del consumo di cannabis sulla guida.
Dai problemi mondiali alle esperienze locali, un elemento comune a entrambi i volumi è il tentativo di integrare i capitoli generali con casi di studio specifici, che offrono una visione da vicino, più dettagliata, dell’argomento. Ogni sezione si apre con una serie di capitoli che forniscono un’introduzione generale a ciascun aspetto selezionato, spesso di carattere enciclopedico, corredata di una sintesi sullo stato attuale della ricerca scientifica. Quindi il campo si restringe su un tema specifico, con la presentazione di uno studio di caso. Il risultato è un volume che, accanto a una panoramica generale degli aspetti critici del consumo di cannabis, propone numerosi riferimenti a un’ampia gamma di fonti tecniche e suggerimenti per ulteriori approfondimenti.

Staff Dronet

CATEGORIA: Europee TIPO: Notizia/informazione FONTE: EMCDDA
 

Ketamina e schizofrenia: da Cambridge studio cognitivo con neuroimmagine


27-06-2008
Soggetti sani di mente sotto l’effetto di ketamina mostrano sintomi psicotici che variano in base alla abituale risposta del cervello a stimoli cognitivi, secondo quanto dimostrano i risultati di uno studio condotto con risonanza magnetica per imaging (MRI).
Lo studio, coordinato da Paul Fletcher dell’Università di Cambridge UK e pubblicato su Journal of Neuroscience, dimostrerebbe che i sintomi psicotici hanno distinte basi biologiche che spiegherebbero perché il quadro sintomatico della schizofrenia vari così tanto nella popolazione. Indagini precedenti avrebbero dimostrato che l’uso di ketamina, da parte di soggetti privi di disturbi mentali, potrebbe rappresentare un modello transitorio per la schizofrenia.
I ricercatori hanno coinvolto nello studio un gruppo di persone, prive di disturbi mentali e con un quoziente intellettivo medio di 113, senza alcuna esperienza pregressa d’uso di alcol e droghe. I partecipanti, ai quali era somministrata ketamina o placebo, venivano monitorati con scanner MRI durante lo svolgimento di test cognitivi. A distanza di un mese l’esperimento era ripetuto invertendo, però, la somministrazione delle sostanze.
I ricercatori hanno osservato che gli schemi di attivazione cerebrale individuati tramite MRI durante lo svolgimento di compiti cognitivi, sotto l’effetto placebo, erano fortemente predittori dei sintomi psicotici che gli stessi individui avrebbero manifestato sotto l’effetto di ketamina. Gli schemi di attivazione cerebrale osservati nello studio - dicono i ricercatori di Cambridge - potrebbero rappresentare indicatori di vulnerabilità per la predizione dell’insorgenza della sindrome schizofrenica.

Staff Dronet

CATEGORIA: Internazionali TIPO: Notizia/informazione FONTE: Journal of Neuroscience
 

 
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